venerdì 28 marzo 2014

La notte del giudizio




Ciao Mondo, sono il Dottor Zero e come al solito vi do il benvenuto nella Zona ai confini del Fantastico.
Dunque "La notte del giudizio"?
Da dove si può cominciare?
Le cose da dire su questo film sono davvero molte, alcune positive altre negative e dunque non perdiamoci in chiacchiere e cominciamo subito senza tanto divagare.
Partiamo subito con il fare i complimenti alla casa di distribuzione (che appartiene a quello che io definisco il Grande Impero Del Male) per il titolo.
Il titolo originale di questa pellicola è "The Purge", che potremmo tradurre in "La Purga".
Ok, non è un titolo molto orecchiabile, ma sempre meglio di "La notte del giudizio" poiché nel film non è presente alcun giudizio.
Perché non chiamarla semplicemente "Lo sfogo annuale", oppure "La notte dello sfogo"?
Non ne ho idea, devo ancora capire i perversi meccanismi mentali di traduzione che il Grande Impero Del Male compie nell’italianizzazione dei titoli stranieri.
Arriviamo dunque alla trama che in soldoni è:

"In un futuro prossimo venturo (il 2022), dopo inutili spese di guerra, crisi immobiliari, crisi bancarie e la chiusura di note catene di fast food l'economia statunitense crolla.
La criminalità aumenta esponenzialmente e le forze dell'ordine non riescono a frenarla, complice la scomparsa della ciambella.
I Nuovi Padri Fondatori per salvare la situazione istituiscono Lo Sfogo annuale, una notte in cui ogni crimine è concesso (tranne contro i diplomatici e i politici [non c'era dubbio su questo]).
La tipica famigliola borghese è pronta a passare in santa pace la notte dello sfogo, quando uno sconosciuto entra nella loro proprietà (inserire musica drammatica).
Questo evento inaspettato innescherà una catena di situazioni ai limiti della sopravvivenza".

Dopo il riassunto della trama ci possiamo concentrare nell'analisi del film.
La pellicola può essere divisa in tre atti fondamentali:

  • L'Inizio;
  • Secondo Atto (elemento estraneo);
  • Terzo Atto (corsa finale);


Nei primi minuti abbiamo un'introduzione in cui ci viene spiegato il quadro generale della situazione, ovvero l'economia americana in deficit e l'aumento della criminalità, accompagnato da una serie di riprese su atti efferati di violenza con un placido sottofondo di musica classica.
Peraltro l'accompagnamento musicale classico come contrapposizione alla violenza aberrante è una roba MAI VISTA PRIMA! MA PROPRIO MAI!
E' UN DELITTO! E' UN DELITTO!
Dopo questa introduzione il film inizia sul serio e ci proietta immediatamente nella vita della famigliola protagonista.
La famigliola, che corrisponde ai canoni e agli stereotipi della classica famiglia americana borghese, è formata da quattro membri:
  • Il padre "padrone" in carriera;
  • La moglie "trofeo";
  • La ragazzina in crisi adolescenziale/preadolescenziale/pubertà/prepubertà;
  • Il ragazzino in cerca di attenzioni;
Solo due dei quattro personaggi hanno un arco narrativo interessante, in altre parole il padre e la madre.
Interessante il fatto che l'arco narrativo del padre si conclude nel secondo atto, iniziando l'arco narrativo della moglie (il più interessante a mio parere).
I due "marmocchi" fondamentalmente come personaggi sono inutili, se non dal punto di vista narrativo.
La famigliola si prepara alla "Notte dello Sfogo Annuale", in altre parole una notte in cui ogni crimine compreso l'omicidio è permesso e in cui le forze dell'ordine e quelle sanitarie non operano.
Il nucleo familiare protagonista per evitare problemi, si barrica letteralmente in casa.
Il padre di famiglia opera nel settore della sicurezza domestica e dunque la loro casa è in pratica un fortino ammobiliato con spesse pareti d'acciaio scorrevoli.
Comincia il secondo atto in cui vediamo l'introduzione di un elemento estraneo, ossia uno sconosciuto entra in casa.
Non sarò preciso nella trattazione per evitare spoiler, ma questa parte non è gestita al massimo poiché manca la tensione.
Dello sconosciuto non sappiamo praticamente niente, l'unica cosa che si comprende è che forse era un reduce (indossa delle piastrine militari) e che dopo la guerra è diventato un barbone.
Tecnicamente questa potrebbe trattarsi di una disamina nei confronti dell'amministrazione americana che "abbandona" i reduci senza consentire loro un'integrazione nella società, purtroppo il passato dello sconosciuto non è mai approfondito e dunque questa mia considerazione può essere etichettata come mera "sega mentale".
Il secondo atto è anche l'inizio del cambiamento per il padre, è l'inizio del suo arco narrativo e ci viene presentato un dilemma morale.
L'estraneo è stato seguito da un gruppo di maniaci in costume che vorrebbero sfogarsi su di lui, il capo del gruppetto (una fusione di Leopold e Loeb) lancia un ultimatum alla famiglia: "Consegnateci il barbone oppure morirete!" (in sintesi).
E dunque si apre un dilemma morale: E' giusto sacrificare la vita di un essere umano per salvare la vita della propria famiglia?
Io adoro i dilemmi morali e le questioni etiche, oltre che le tematiche forti e quest’approccio diverso al tipico film d'assedio mi è piaciuto, purtroppo manca la tensione.
Sinceramente nel secondo atto non mi sono mai sentito in ansia o in tensione, non mi sono mai posto il dilemma se lo sconosciuto potesse essere pericoloso o meno, nonostante la suspense.
Apriamo una parentesi sulla banda di maniaci.
Ci troviamo di fronte a una massa di giovani riccastri in costume, che con le loro maschere dai tratti umani distorti si abbandonano in uno stato di alterazione psicologica, simile a quella dei riti orgiastici.
Chiaramente il messaggio che traspare è quello di un ritorno alle origini, in altre parole a un'infanzia felice e senza pensieri in cui ogni atto è un semplice gioco.
In questo senso le maschere sono una sorta di alienazione dalla propria identità sociale e umana, l'unico che non sembra però partecipare al "gioco" è il capo.
Egli è calmo e riflessivo, forse troppo gentile perché sia un antagonista e la sua personalità cozza sensibilmente con quella del gruppo cui lui appartiene.
Effettivamente lui non è dissimile da un Alex DeLarge e non ho trovato particolarmente niente d’interessante nella sua figura.
Nel terzo atto abbiamo la completa distruzione della suspense a favore degli scary jumps (grave aberrazione dei film horror moderni), l'arco narrativo della madre e il colpo di scena che non è un colpa di scena.
Dunque "La notte del giudizio" nel complesso è un film d'assedio, in altre parole persone barricate in un posto con pazzi e degenerati che vorrebbero farli fuori, però in questo caso un film d'assedio diverso dal solito.
La prima cosa che lo rende diverso è l'ambientazione, ovvero i quartieri borghesi di un'America futuribile.
Un'America risorta da un gruppo di politici molto più attenti alle statistiche piuttosto che alle persone, ove per 364 giorni l’anno si vive in una falsa tranquillità e felicità, attendendo la notte dello Sfogo per abbandonarsi ad atti violenti.
La tematica di per sé è interessante ed è trattata in maniera egregia, mostrata non attraverso un unico pensiero etico, bensì attraverso diversi punti di vista.
Oltre alla tematica principale, ci sono anche altri temi e critiche nei confronti della società statunitense, prima fra tutte l'economia americana basata sulla vendita di armi e sulla società borghese o ricca.
Interessante sopratutto il concetto di genocidio economico che la pellicola mostra attraverso la caccia operata dai ricchi nei confronti dei poveri e che rimanda ovviamente all'attuale situazione economica.
Nel complesso "La notte del giudizio" è un film godibile, dalla sua ha un'interessante tematica, sostenuta da altre questioni etiche morali/sociali che fanno riflettere, ma che non riesce a esprimere in maniera troppo provocatoria.
Infatti, la prima domanda che mi sono posto alla fine del film è stata: "Non si poteva fare di più?"
Ovviamente mi riferisco al logo Vietato ai minori di 14 anni, che ormai campeggia un po' ovunque sugli horror moderni.
Per me Vietato ai minori di 14 anni suona un po’ come "potevamo fare qualcosa di estremo, ma avevamo paura di osare troppo".
"La notte del giudizio" più che un horror è un thriller in cui però il ritmo non è gestito al massimo.
Se nel secondo atto ci troviamo di fronte a una suspense non ben costruita complice una poca caratterizzazione dello sconosciuto, nel terzo atto pur essendoci un coinvolgimento migliore la suspense scompare completamente lasciando il passo agli scary jumps.
Gli scary jumps li odio!
Non li posso sopportare!
Personalmente credo che siano un modo becero e insulso per fare paura, sopratutto in una storia come questa che vorrebbe far riflettere e coinvolgere nel senso emotivo e sociale del termine, piuttosto che far paura.
La regia a tratti è buona, in altri frangenti si abbandona a riprese scosse, sopratutto nelle scene di combattimento e in ridotta luminosità che mi hanno dato fastidio.
Vista la tematica avrei preferito una pellicola più forte, per certi versi molto più sporca, ma purtroppo il marchio Vietato ai minori di 14 anni ha di fatto reso più blando tutto il contenuto e la forma, rendendo "La notte del giudizio" una pellicola nel complesso sufficiente.
L'unico grande merito di "La notte del giudizio" è quello di far riflettere su certe tematiche o questioni morali e visti i moderni prodotti della cinematografia americana horror/thriller mi pare un grande punto a favore.
Come al solito Ciao Mondo.

2 commenti:

  1. Da come ne parli il film mi sembra un ibrido in cui gli autori hanno cominciato ad inserire elementi di critica e di denuncia sociale, ma poi hanno avuto paura di andare fino in fondo trasformandolo in un horror dozzinale. Del resto si tratta di un film americano.....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esattamente.
      "La notte del giudizio" ha alcuni spunti interessanti, però perde mordente adagiandosi nel fertile terreno dello spavento facile (leggasi scary jump), dimenticandosi quasi totalmente della sua critica verso un certo tipo di economia o di società.
      Io sono dell'idea che per non rischiare qualche denuncia o qualche diatriba legale abbiano ammorbidito di molto i temi trattati, semplificando e rendendo commerciale il prodotto finale.

      Elimina