venerdì 18 aprile 2014

Space Battleship Yamato


Ciao Mondo sono il Dottor Zero e oggi vi voglio parlare di "Space (Odyssey) Battleship (Potemkin) Yamato".
Film del 2010 che è uscito nelle sale l'altro ieri per ragioni a me ignote (ovviamente la colpa è del "Grande Impero del Male") ed è una pellicola in live action tratta da una famosa serie anime.
La prima cosa da dire è che, come sempre, non conosco il materiale di provenienza (sì, sono un ignorante), però trovo interessante approcciarsi a una pellicola con "occhi nuovi" senza il classico "eh, ma nell'anime non era così gné gné gné!", ma sopratutto per vedere se uno spettatore ignaro (come me) riesce a capirci qualcosa senza andarsi a vedere l'opera originale.
Per esempio "Transformers" non era riuscito nell'intento di introdurmi nel franchise e non ho capito molto in realtà della pellicola (ed è molto meglio così).
Comunque ritornando a "Space (Balls) Battleship (Kotemkin) Yamato" e alla mia opinione in merito, devo dire che mi trovo in una posizione difficile.
Difficile perché "Space (Jam) Battleshi(t)p Yamato" ha numerosissimi difetti per quanto concerne la sceneggiatura, difetti che da una parte possono essere considerati ingenuità da fantascienza per ragazzi degli anni '70 (e lo sottolineo, perché è una cosa importante), dall'altra ci sono evidenti problemi dovuti a differenze culturali e a come determinate tematiche vengono trattate.
No, non sarà il classico "ma sono tutti uguali".
E' giunto infine il tempo del "riassunto" della trama:

SPAZIO, ULTIMA FRONTIERA.
Il film inizia BAM! e subito vengo catapultato all'interno di una battaglia spaziale, in cui francamente non capisco granché.
Volano laser verdi, volano robe, volano boh, insomma è un casino.
Il capitano Mamoru Kodai per salvare la vita al capitano Okita decide di sacrificarsi, iniziando quella che sarà una serie infinita di "magliette rosse", su cui torneremo poi a parlare.
Il film intuisce che il pubblico è confuso e disorientato, è giunto dunque il momento dello "spiegone" (musica drammatica).
In un futuro prossimo venturo e futuribile, una razza di alieni bombarda la Terra con giganteschi asteroidi radioattivi (almeno sono più furbi degli insetti di "Starship Troopers") e il nostro bel pianeta azzurro è ora solo una gigantesca landa gialla (nessun doppio senso razzista, lo giuro).
Susumi Kodai fratello della "maglietta rossa" Mamoru si trova sulla Terra e a suo rischio e pericolo ricerca materiali ferrosi nel mezzo delle radiazioni, mentre il pubblico si chiede se prima o poi vista la man bassa di emanazioni nucleari possa comparire da qualche parte Godzilla.
Non c'è tempo però di calarsi in quest'atmosfera tragica e post apocalittica, infatti cade dal cielo un oggetto che scaglia lontano il povero Susumi e il suo compagno digitale Siri Analyzer.
Dopo un flashback inutile e scontato (due bambini felici che corrono al rallentatore in un prato verde [cosa c'è di più scontato di questo?]) Susumi si risveglia senza maschera di protezione (come è possibile?) e ispira una gran quantità di radiazioni, divenendo....
"Cogli l'atomo fuggente!"
In realtà lo strano oggetto caduto dal cielo, sterilizza l'aria e le radiazioni nella zona salvando la vita del giovane.
"Messaggio a tutta l'umanità, giapponesi ascoltatemi!" esordisce così un militare, ricordandoci che nei film giapponesi gli unici umani sono giapponesi per poi sciorinare un lungo discorso populista e demagogico più o meno di questo tipo:
"Gente, gli alieni ci stanno facendo il .... (inserire parola di quattro lettere), ma da un pianeta lontano lontano arriva una possibilità remota di salvezza. 
Infatti, lo strano oggetto caduto dal cielo era una sonda, al cui interno si trovava un progetto per un'arma di formidabile potenza e delle coordinate.
Dato che l'oggetto ha decontaminato un uomo dalle radiazioni, ipotizziamo che sul pianeta di provenienza vi sia un dispositivo in grado di curare il nostro pianeta e di conseguenza manderemo la nostra unica e ultima corazzata in quella che all'apparenza sembra una missione suicida, lasciando il pianeta alla mercé delle forze nemiche.
E tutto questo solo perché LA SPERANZA E' L'ULTIMA A MORIRE!
Non vi ho convinto?
Ecco delle immagini nostalgiche della Terra, così smuoveremo la vostra coscienza e potremo prendere con più facilità i vostri soldi per finanziare il viaggio".
Parte la corazzata Kotemkin Yamato alla volta del pianeta Alessandro Iskandar, non prima di aver usato la sua arma segreta, ovvero il potentissimo cannone a impulsi tripolare a massa ionica termoplastica radiante ad annichilazione diretta di acetilene nitrofosfato a barioni instabili generanti fotoni gravitoni a interazione fondamentale con onde oscillanti e centripete, altre sì conosciuto come......
"IL LASERONE"
A bordo della nave spaziale si trovano il giovane Susumi incavolato nero (ma anche no) con il capitano Okita per aver lasciato morire suo fratello, la tipa interessante (Okki Mori) [non esistono giapponesi bionde] e un mucchio di "magliette rosse".
Riuscirà dunque la corazzata Yamato a sconfiggere i malvagi Gamilassiani?
La risposta è al contempo sì e no (il prossimo alieno che mi risponde così gli tiro un pugno nel "muso").

Arriviamo dunque al fatidico momento in cui devo dire le mie impressioni personali, per quanto riguarda gli aspetti tecnici della pellicola.
"Space Battleship Yamato" è come un libro dalla trama vecchia, ma con una copertina scintillante.
Da una parte ci troviamo di fronte ad una mirabile confezione digitale fatta di computer grafica di ottima fattura (se ho scritto un elogio del genere sulla CGI, vuol dire che merita davvero), dall'altra a una storia di vecchio stampo con numerosi buchi di sceneggiatura, ingenuità e problemi di coerenza.
Vorrei tanto poter dire "ok, è un film tratto da una serie d'animazione anni '70 per ragazzi" e quindi in qualche modo scusare molte delle ingenuità o degli "errori" della trama, ma purtroppo sarebbe un po' come arrampicarsi sugli specchi.
E' evidente che il materiale originario ma sopratutto la filosofia dell'epoca in cui è stato concepito, abbia creato in me una strana sensazione nel vedere questa pellicola.
Non so bene come spiegare effettivamente questa sensazione, non saprei trovare le parole adatte, ma l'aspetto grafico moderno e ultra tecnologico cozzava irrimediabilmente con la storia "vecchiotta".
Una sensazione di "confusione temporale", potremmo definirla così.
La trama di questa pellicola può essere riassunta così: "Dobbiamo andare là!".
Infatti "Space Battleship Yamato" non pone importanza nel viaggio nel suo ruolo narrativo e simbolico, ma piuttosto nella destinazione, come una sorta di traguardo da raggiungere ad ogni costo.
Non vi è insomma quella filosofia da space opera, quella trepidazione della scoperta e dell'esplorazione da "spazio sconosciuto", come del resto non vi è una grande introspezione psicologica dei personaggi, che sembrano dei valori incarnati in spoglie umane piuttosto che degli esseri umani veri e propri.
Ovviamente non pretendo una "Odissea nello spazio" 3.0, qui non stiamo parlando di fantascienza hard, sarebbe un po' come pretendere di far cantare al proprio barbiere di fiducia un'aria del barbiere di Siviglia.
Qui siamo dalle parti della fantascienza soft, però credo che dare importanza anche al viaggio e ai personaggi non protagonisti avrebbe reso la pellicola molto più interessante.
Qualcuno potrebbe obiettare la frase di prima dicendo che il viaggio della Yamato deve essere fatto in fretta, per evitare che il nemico possa distruggere la Terra nel frattempo, ed è per questo motivo che non vi è "tempo" materiale per esplorare e quant'altro.
Quello che voglio dire a riguardo della filosofia da space opera, è che in questa pellicola manca quella sensazione di meraviglia, di smarrimento, di voglia di scoprire e di superare i confini del mondo o per meglio dire dell'universo conosciuto.
Sì, il viaggio della Yamato deve essere fatto in fretta, le continue incursioni dei nemici non lasciano il tempo di dare "un'occhiata attorno", però il film non riesce a dare importanza al viaggio e alla tecnologia warp.
Tutto sembra molto semplice, fin troppo.
"Ok attiviamo il warp per la prima volta" poco dopo "Ok, è andato bene".
Tutto qui?
Dov'è il pathos dell'esplorazione? 
La voglia di superare i confini non solo umani, ma anche geografici o per meglio dire cosmografici?
"Abbiamo lasciato alle spalle il nostro sistema solare, continuiamo".
Niente emozione, nessuna passione o tensione emotiva.
Lo spazio sconfinato e misterioso ai nostri occhi appare banale, come se fossimo a bordo di un autobus e guardassimo il paesaggio dai finestrini.
Il viaggio si riduce a: attiviamo il warp ----- aspettiamo 20 minuti ------ attiviamo il warp ------ aspettiamo 20 minuti e così via.
Ovviamente nel mezzo dei 20 minuti ci sono battaglie su battaglie su battaglie su battaglie, ma il tutto appare come un riempitivo, un qualcosa in più che in realtà toglie molto di quella che ho chiamato "filosofia da space opera".
La pellicola soffre poi per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi.
Prima ho detto che i personaggi non possono essere considerati tali, sono più che altro ideali con avatar umani e ora spiegherò meglio la questione.
Il capitano Okita non è il capitano Okita, in altre parole non è l'uomo Okita bensì è la "vecchia scuola", la tradizione, il passato austero e conservatore dei padri e dei nonni, mentre Susumu è il presente, il nuovo, l'innovatore ecc....
Da una parte sappiamo che la tematica dello scontro generazionale nella tradizione giapponese è molto importante e qui lo vediamo in alcuni frangenti, mentre in altri viene semplicemente sotterrato e dimenticato.
All'inizio abbiamo lo "scontro" fra Okita e Susumu, il giovane non rispetta l'anziano e poi pochi secondi dopo Susumu è lì con la testa bassa che obbedisce agli ordini del capitano senza fiatare (salvo una situazione).
Da una parte potremmo spiegare la cosa utilizzando il concetto di "professionalità" militare, vale a dire che il soldato anche se non stima dal punto di vista personale il proprio comandante eseguirà lo stesso gli ordini impartiti, però tutto questo toglie al personaggio molta della sua "passionalità", molta della sua "umanità".
Susumu è prima di tutto un uomo, non è una divisa, in qualità di essere umano ha sentimenti e aspirazioni personali, ma sopratutto ha punti di vista diversi da quelli di Okita.
Attenzione, non sto dicendo che i militari non sono esseri umani, semmai è il film che ci pone di fronte a un modello di militare molto "disumano".
Vi faccio un esempio rapido di ciò che dico:
In una scena Susumu attacca fisicamente Okita, dandogli fondamentalmente del vigliacco per aver usato suo fratello come scudo umano.
Alcune scene più tardi, Susumu è bordo della Yamato che sta per partire, un missile nemico è in rotta di collisione contro la nave e il capitano intima di preparare il "laserone" ma di aspettare di sparare.
Susumu nonostante il missile si avvicini pericolosamente alla corazzata, nonostante il capitano sembri tergiversare, nonostante egli abbia dimostrato prima la sua personalità ribelle, aspetta senza porsi il minimo dubbio sull'ordine impartito da Okita.
Da una parte ci può stare la "professionalità", però quello che in molte scene manca è il rapporto conflittuale fra "padre e figlio" mentre in altre è presente.
In sostanza non si capisce perché prima Susumu appaia come una testa calda, per poi essere una pecorella ammansita, peraltro senza una scena di riappacificazione.
Questa mancanza di "passionalità" si vede poi anche nella rapida "scalata" di ruoli che Susumu compie.
Susumu è un ex militare che durante la sua carriera ha compiuto un errore madornale, diventa un Signor Nessuno, per poi divenire prima Comandante e poi Capitano di seconda e nessuno, al grido di "IL CAPITANO HA SEMPRE RAGIONE", sembra farsi problemi al riguardo.
Susumu è letteralmente l'ultimo arrivato, deve sciacquare la propria coscienza per un errore fatto in passato, ma nessuno è invidioso della sua "raccomandazione", non deve nemmeno conquistare la fiducia dell'equipaggio che non lo conosce assolutamente.
Tutti si fidano ciecamente di lui, non mettono in dubbio le sue decisioni (se non in remotissimi casi), insomma tutti stanno al loro posto come "bravi soldatini", forse fin troppo a mio parere.
Tutto questo per semplificare il plot ed evitare possibili zone di grigio morali, in modo che:
ALIENI CATTIVI (sì e no) = CATTIVI           UMANI = BUONI   
In realtà nulla di sbagliato in tutto ciò, ma si può notare di come una storia così semplice e lineare, sia anche molto stereotipata e scontata e a questo punto bisognerebbe vedere se anche nell'originale era così.
Un'altra tematica, che viene prima lanciata come importantissima e che poi viene castrata sull'apice della sua funzione drammatica, è quella del "è difficile fare il capitano".
Perfetto, la pellicola mi mostra una situazione drammatica in cui Susumu deve prendere una decisione.
La decisione è difficile e la soluzione assolutamente crudele, ma quello che deve essere fatto DEVE ESSERE FATTO, questo è il messaggio che ci viene dato.
Tutti quanti "non c'era altro da fare", "hai fatto bene", "ci hai salvati", nessuno si pone il dilemma se effettivamente quella fosse l'unica soluzione praticabile, nessuno perde fiducia nel capitano ma sopratutto abbiamo la chiusura della tensione erotica fra Susumu e "Okki" Yuki Mori.
"Abbiamo fatto qualcosa di grave, ma non pensiamoci baciamoci invece".
Una situazione drammatica che sarebbe dovuta essere un'amara lezione di vita per il protagonista, diventa a tutti gli effetti una ricompensa e una scena fuori contesto.
Arriviamo infine alle famose "magliette rosse".
Sappiamo che ai giapponesi la tematica del sacrificio personale piace e a vedere questa pellicola sembra quasi che a loro piaccia fin troppo.
Per carità, il sacrificio personale come scena drammatica ha sviluppi narrativi interessanti se usata (ma sopratutto dosata) nel modo giusto, ma quando questo supremo atto diventa la norma allora diviene banale.
E in "Space Battleship Yamato" ne abusano in continuazione, tanto che di fronte ai problemi le soluzioni sono le seguenti:


Procedura di evasione (A.K.A "salvarsi le chiappe") della Yamato:


1.    Usare il "laserone";
2.    Se il "laserone" è scarico utilizzare il warp;
3.    Se il warp è fuori uso qualcuno deve sacrificarsi;

Circa il 90% dell'equipaggio della corazzata non muore in combattimento o per incidenti, ma muore perché si sacrifica per far compiere al capitano il suo "lavoro", ossia andare avanti (altro da fare non c'è a quanto pare).
Prima o poi mi aspettavo che perfino il gatto si gettasse nel pericolo per aiutare il capitano, data la frequenza di "magliette rosse".
"Senpai capitano usi il mio corpo per attraversare questo pavimento di spine acuminate"
Il sacrificio personale, in altre parole la classica scena del "andate avanti, vi copro io" oppure quella dell'amico del protagonista che schiatta nelle sue braccia e al rallentatore udiamo un "NOOOOOOOOOOOOO!", è un classico.
Il sacrificio di un personaggio, sopratutto se un coprotagonista o un personaggio importante per il protagonista o per i protagonisti, deve essere una scena molto drammatica in cui il gesto viene esaltato come inevitabile ma sopratutto dove si pone l'accento sull'eroismo di chi compie l'atto in sé.
Essendo un classico espediente narrativo, ormai il sacrificio personale è diventato un cliché ed è veramente difficile commuovere qualcuno usandolo in una storia.
A mio parere il sacrificio personale deve essere importante, la morte di un personaggio deve essere unica e centrale, deve essere il picco massimo di tensione drammatica.
Ovviamente le mie opinioni personali cozzano con la cultura giapponese in cui il sacrificio personale è molto usato.
In questo "Space Battleship Yamato" però credo che sia stato fin troppo abusato, rendendolo di fatto banale, ripetitivo e riempitivo.
I personaggi che si gettano "nelle fauci del leone" non sono memorabili, il loro sacrificio non è il culmine dell'azione drammatica, sembrano piuttosto dei "scalini" che permettono a Susumu di continuare il suo compito.
Per rendere sensati o almeno coinvolgenti i sacrifici personali, sarebbe stato necessario approfondire la psicologia dei personaggi, ma sopratutto i loro rapporti interpersonali anche se prima di tutto sarebbe stato meglio caratterizzarli dando loro delle personalità "umane".
Di fatto a parte qualche remoto caso, chi sono le persone che si sacrificano in questo film?
Amici?
Compagni?
Conoscenti? 
Io, adoperando il metodo di caratterizzazione usato da questa pellicola, li definirei sottoposti, oppure meri pedoni.
Come posso legare empaticamente con un personaggio che ho visto in due scene di numero e in quelle due scene semplicemente compie lavori ordinari, senza conoscere minimamente il suo passato, la sua storia e la sua personalità?
Semplicemente non posso.
Capisco una volta, comprendo due volte, chiudo un occhio alla terza volta, ma quando vedo che ogni 3x2 un personaggio per quanto comparsa o semplice "faccia nella folla" decide di "rimanere indietro" affrontando la morte con un sorriso spavaldo, allora lì la mia sospensione del dubbio cade e non posso credere che tutti (ma proprio tutti) siano così fedeli alla causa.
Forse sono io una persona malvagia che vede del meschino nell'umanità, mentre in questo film si celebra l'essere umano come l'essere più nobile e coraggioso dell'universo, ma credo comunque che ci sia un fondamentale difetto di sceneggiatura.
Sinceramente non ho idea se era così anche nell'anime originale, io devo valutare cosa ho visto.
Abbiamo parlato un po' dei personaggi umani e del fatto che la caratterizzazione non sia molto approfondita in taluni casi assente, ora procediamo parlando degli antagonisti, ossia gli alieni.
Gli alieni sono bipolari e schizofrenici nel vero senso della parola, una razza evoluta di esseri cristallini fusi in una sorta di mente alveare dove non esiste individualità o identità personale.
In un certo senso non sono poi così dissimili dagli umani o meglio dalla rappresentazione degli stessi compiuta dalla pellicola, tutti uguali (non nel senso fisico, ve ne prego non facciamo battute su questo), tutti la pensano uguale, uniti verso un unico obiettivo, insomma una grande massa.
La cosa ancora più interessante è poi scoprire che esiste uno "scontro" fra gli alieni, da una parte una mente alveare "buona" (forse sì o forse no) e una mente alveare cattiva e qui ritorna il messaggio generazionale di prima.
Da una parte la ragione, la fissità, l'accettazione, la tradizione che si "scontra" con la caotica autoconservazione, il ribellismo, l'impulsività e così via.
A questo punto la domanda sorge spontanea, ma dunque gli alieni cattivi erano come gli umani, anche loro nutrivano speranza per un futuro migliore, per una nuova casa e non accettavano di rimanere rintanati nel loro pianeta morente?
E qui secondo me crolla la caratterizzazione degli alieni come antagonisti.
Perché essi non ci vengono mostrati come alieni i cui pensieri sono completamente estranei ed extraterrestri da quelli degli umani, bensì hanno motivazioni passionali del tutto simili a quelle dei terrestri.
Potrebbe essere un discorso morale, ma il film non è così fine, è semplicemente una mia sega mentale.
Gli alieni cattivi sono come quei bambini capricciosi e gelosi che vedono un altro bambino divertirsi con un giocattolo.
Si arrabbiano, agiscono impulsivamente, cercano di rubarglielo e quando capiscono che l'altro non cederà, allora cercano di distruggere il giocattolo "così nessuno dei due lo avrà gnè gnè gnè!".
Un vero paradosso, alieni troppo umani e umani troppo "alieni" (ripeto non per questioni di razza, non scivoliamo su queste cose).
Arriviamo a un punto focale delle mie impressioni, cioè gli "errori"/ingenuità/buchi di sceneggiatura e questa è la parte più difficile su cui discutere.
Come abbiamo già detto prima, la pellicola è cosparsa di "leggerezze", di "errori", di banalità e buchi di sceneggiatura, il problema è che non si capisce se queste imprecisioni siano volute o se queste siano errori in senso tale.
Da una parte sappiamo che il materiale originario è semplicemente fantascienza soft anni '70 per ragazzi e questo porterebbe a chiudere un occhio (o perfino due) su tante cose, dall'altra bisognerebbe conoscere l'anime per capire se l'adattamento sia fedele o meno, oppure se nell'adattamento siano stati compiuti degli errori.
Io ancora non l'ho compreso, sono ancora confuso su come devo comportarmi in merito.
So solo che molte volte la mia sospensione del dubbio si è rotta, non consentendomi di apprezzare al meglio la pellicola.
Posso chiudere un occhio su situazioni in cui un singolo caccia può distruggere una nave madre aliena, ma non posso del resto accettare una simile situazione se all'inizio del film mi mostrano scene in cui le navicelle extraterrestri resistono ai colpi degli umani con estrema facilità.
Tu sceneggiatore devi spiegarmele queste cose, dimmi che per esempio la Yamato è il non plus ultra e che tutte le armi a bordo della stessa (comprese quelle delle singole unità al suo interno) sono state potenziate, altrimenti io rimango confuso perché prima mi fai vedere una cosa e poi il contrario della stessa.
Mi mostri che gli alieni possono impossessarsi degli umani.
Bene, perché nella parte finale non lo fanno?
Dammi una spiegazione!
Qualunque cosa!
Potresti dirmi anche "campo a gravitoni autoindotti" o robe così e per me andrebbe bene, chiuderei un occhio, ma senza spiegazioni di sorta dovrei pensare a un "errore", a un buco nella sceneggiatura.
E di buchi ce ne sono molti, solo che devo ancora capire se sono veri e propri buchi o se possono essere considerate ingenuità anni '70.
Parliamo brevemente della componente più tecnica.
La regia, il montaggio, gli effetti speciali e il comparto musicale fanno il loro lavoro.
Tecnicamente questo "Space Battleship Yamato" è un ottimo prodotto, la regia e il montaggio sono buoni nella maggior parte dei casi.
Gli effetti speciali (e lo dice uno che odia la CGI) sono egregi, non sembra la classica, posticcia e "plasticosa" CGI cui siamo abituati a vedere da anni e per questo merita una menzione d'onore.
La scenografia è strana, nel senso che l'ho trovata "claustrofobica".
Da una parte è naturale che gli ambienti all'interno della Yamato siano stretti e alquanto scarni, ma le scene nello spazio a volte mi davano la sensazione di un paesaggio (per quanto visivamente bello) visto da un finestrino.
Mancava insomma una certa profondità di scena, che non riesco concretamente a spiegare.
Le stelle e i pianeti sembravano poster appiccicati sui muri di un piccolo stanzino, almeno è questa la sensazione che mi ha dato la visione di questa pellicola.
La colonna sonora fa buon accompagnamento, con musiche sinfoniche e potenti dall'aria militare o marziale, ingigantite forse da un audio fin troppo alto nella sala cinematografica in cui veniva proiettato il film.
Se posso trovare un difetto per quanto concerne l'aspetto tecnico, devo proprio dire che non riuscivo a capire niente nelle scene di combattimento.
Montaggio troppo serrato e scene iper cinetiche, in cui i miei poveri occhi riuscivano a malapena a distinguere remoti bagliori verdi su uno sfondo nero con altri piccoli puntini bianchi.
Forse sono io che sto invecchiando e che i miei occhi stanno diventando pigri, ma francamente non capisco tutta questa "fretta".
Dove è finita l'epicità?
Il furore della battaglia?
Capisco che le battaglie non possono essere tutte lente e calcolate come quelle fra sommergibili o squadroni dell'età napoleonica, ma riuscire a capire un minimo chi sono i nemici e chi i prodi eroi non sarebbe male.
Quindi per finire la corazzata Yamato è.........
"UNA CAGATA PAZZESCA!"
No, a parte gli scherzi "Space Battleship Yamato" è un film confuso e confusionario a metà strada fra due mondi, perennemente diviso fra la tradizione e la modernità.
Un ibrido tutto agghindato nel suo abito più alla moda, ma allo stesso tempo dall'anima vecchia e desueta.
Incoerente nel trovare una posizione e in bilico fra possibili "errori" volontari e involontari, ma che alla fine riesce a fare ciò che si è prefissato all'inizio, ovvero intrattenere.
"Space Battleship Yamato" è fantascienza soft, è un prodotto d'intrattenimento, una pellicola di "svago" in cui non ci viene "svelato il mistero dell'universo e dello scibile umano" ma che diverte e appaga visivamente.
Quindi alla fine "Space Battleship Yamato" è un sì ma al contempo un no e forse perfino un boh.
Ciao Mondo.

6 commenti:

  1. Avevo amato la serie anime, però dal momento che non mi voglio rovinare un così bel ricordo lascerò perdere questo film.

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    1. Forse in realtà tu saresti il più adatto per una valutazione tecnica più precisa, dato che conosci la serie originaria a differenza di me.

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  2. Ehi, a me non è dispiaciuto!
    Però condivido molto di quanto hai detto. Dal punto di vista culturale, penso si riduca tutto nel modo in cui Kodai (o un altro) esclama "Yamato!" - funzionava negli anni '70, funziona oggi. Dal punto di vista della trama, molti hanno indicato come ispirazione, più che la serie originale, Battlestar Galactica (2004). Soprattutto nella scena iniziale, che a onor del vero non ho trovato più incasinata dei combattimenti spaziali a cui siamo abituati - anzi, inaspettatamente e piacevolmente concisa.
    Ultima curiosità, sugli effetti. Tu dici che sono ottimi, ma all'inizio dovevano essere di ben più basso livello. Pare infatti che l'attore principale, dopo aver visto Avatar, convinse la produzione e il regista a rifare tutta la CGI per prevenire una figura misera (non erano proprio queste le parole) nelle sale.

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    1. Guarda, non confermo al 100% (non ricordando molto della serie) ma sono convinto che sia proprio una riproposizione di "fantascienza anni '70 per ragazzi" con un restyling che deve molto a BSG.

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    2. Non conoscendo il materiale originale, effettivamente mi ero posto la domanda se il film avesse preso spunto da "Battlestar Galactica" o da "Star Wars" viste alcune similarità dal punto di vista di design.
      Ma quindi mi confermi che gran parte degli "errori" possono essere considerati "ingenuità da fantascienza anni '70 per ragazzi"?
      Per quanto riguarda le battaglie, al di là di quelle che vedono come fulcro centrale la Yamato, le altre con protagonisti i caccia ai miei occhi apparivano troppo veloci e confuse però potrebbe essere benissimo un mio problema.

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    3. Non so, sono ancora parecchio combattuto al riguardo.
      Perché da una parte si potrebbe benissimo chiudere gli occhi e lasciar correre, ma ci sono situazioni in cui sono presenti "errori" o "buchi" fin troppo evidenti.

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