mercoledì 18 giugno 2014

Ritual - Una Storia Psico Magica


Ciao Mondo, io sono il Dottor Zero e come di consueto vi do il benvenuto qui nella Zona ai confini del Fantastico.
Sì, lo so.
Immagino le vostre facce alquanto perplesse di fronte al titolo e alla locandina di questo film, perché quasi di sicuro non ne avete mai sentito parlare.
Quindi è in questo caso utile inserire un trailer, in modo da farvi capire poi di cosa parleremo oggi in questo mio scritto.

Ok, lo so.
State morendo dalle risate.
"COSA LE STA FACENDO?"
Non vi preoccupate, fa lo stesso effetto anche a me e ogni volta rido per almeno un'ora.
Comunque a parte gli scherzi, ritorniamo un attimo seri e parliamo di questa pellicola.
"Ritual - Una Storia Psico Magica" segna un punto di rottura qui nel mio blog, poiché è la prima pellicola italiana di cui parlo ed esprimo le mie opinioni al riguardo.
Ho sempre preferito non parlare di pellicole nostrane per due motivi principali:

1) eventuali casini burocratici/legali;
2) fattore nostalgia;

Per quanto possa sembrare strano, c'è un rischio abbastanza concreto che se parlassi male di certi film italiani avrei qualche tipo di noia legale.
So, che il mio non è un blog famoso e qui parliamo in maniera molto casareccia di cinema ma ricordo ancora di come seminai astio e odio nel mio vecchio blog quando scrissi che il cinema italiano era MORTO.
Commenti accidiosi e molto violenti che mi davano del rimbambito poiché "il cinema italiano è pieno di professionisti capaci".
Ebbene riconfermo che il cinema italiano è MORTO!
Attenzione però il cinema italiano di genere è MORTO!
Sottolineo genere.
Avrete di certo notato di come qui nella Zona io parli di film di genere fantastico vero?
Ecco, qual è stato l'ultimo film di genere fatto qui in Italia?
Fatto bene?
Forse "Nirvana".
Quindi parlare di pellicole di genere italiane post Nirvana avrebbe scatenato in me il secondo punto, in altre parole il fattore nostalgia.
Quell'amara sensazione mista al fatalismo e alla rassegnazione che ci fa sospirare e dire frasi come "vi ricordate di quando Bava e Fulci facevano film?" oppure "Dario Argento era un bravo regista molto tempo fa".
Ecco esatto e quindi ho sempre evitato di parlare di pellicole italiane dal "grande" valore storico come "6 giorni sulla Terra" oppure "Dracula 3-D" proprio per non ricadere nella spirale della nostalgia canaglia.
Oggi parlare di "Ritual - Una Storia Psico Magica" è la rottura di questa regola auto impartita e il motivo è semplice: questa pellicola è interessante e DEVE essere pubblicizzata.
Stiamo parlando di cinema indipendente e dunque di quel particolare microcosmo lontano dai fari delle case di distribuzione e produzione, quindi non sorprende per niente che non ne abbiate mai lontanamente sentito parlare.
Comunque questa gigantesca introduzione serve anche per dire che sì, in futuro parlerò di pellicole italiane cercando di scovare film interessanti e che meritano di essere visti.
Allora da dove cominciare?
Di solito parto descrivendo in maniera ironica la trama, purtroppo in questo caso non lo posso fare poiché la trama di questo film è molto semplice e lineare.
Parlarne quindi porterebbe a un elevato rischio di spoiler e dunque questa volta vi dovete sorbire solamente le mie considerazioni personali.
"Ritual - Una Storia Psico Magica" è una pellicola diretta da Giulia Brazzale e Luca Immesi, che mescola in maniera ardita il thriller psicologico con un'atmosfera onirica a tratti fiabesca.
"Ritual - Una Storia Psico Magica" è la storia di Lia.
Lia è una donna fragile ma allo stesso ribelle o comunque con un carattere eversivo, la prova di ciò ci viene dalla sua infanzia.
Infanzia in cui il passaggio fra bambina e donna avviene appunto con una ribellione, infatti, Lia nonostante gli avvertimenti ricerca il pericolo, il proibito, ciò che è vietato e questo segnerà poi la sua personalità futura.
Esattamente come la bimba fragile e innocente ma trasgressiva, la Lia adulta ricerca il proibito attraverso una vorticosa storia d'amore ricca di passioni o per meglio dire di perversioni.
Lia è succube di Viktor un uomo violento e impulsivo, ritratto dell'uomo padrone e manesco nascosto in abiti fascinosi e di classe.
Nel rapporto di "coppia" avviene una frattura, Lia di nuovo si ribella e questa ribellione la porterà in campagna dalla zia Agata, figura materna della sua infanzia.
Il ritorno di Lia al paesetto è un ritorno all'infanzia, a quell'innocenza perduta anni fa con quell’ atto di ribellione che potrebbe essere perfino frutto di una maledizione.
Dalla città fredda e "aliena" la giovane donna giunge in un Veneto provinciale e rurale, in cui la realtà e la fantasia s’intrecciano.
Un piccolo paesetto dalle mura medioevali in cui sembrano abitare oltre alle persone normali anche creature magiche e fiabesche come i salbanei (folletti) e le anguane (streghe), tipiche del folclore locale.
Però la ritrovata fanciullezza di Lia dovrà ben presto combattere con il brusco ritorno alla normalità dovuto all'arrivo impetuoso di Viktor nel paese.
"Ritual - Una Storia Psico Magica" è una pellicola che dovrebbe essere tratta dall'opera letteraria "La Danza della Realtà" di Alejandro Jodorowsky, purtroppo non conosco il materiale originario e dunque non so valutare l'adattamento, però ho il dubbio sincero che questo film sia una libera interpretazione del romanzo originale.
Lia è interpretata da una brava Désirée Giorgetti, che recita in maniera molto fisica il ruolo della giovane fragile e trasgressiva, in particolare i suoi grandi occhi da "cerbiatta" si sposano perfettamente con il ritorno all'infanzia compiuto da Lia, il suo ritorno all'innocenza e all'ingenuità.
Dall'altra parte abbiamo Viktor interpretato da Ivan Franek, che nel complesso da prova di una buona capacità recitativa, però costellata di momenti di "overacting" che più che generare tensione visto il suo ruolo, generano ilarità.
Basta citare di nuovo la scena di prima "COSA LE STA FACENDO?" oppure il "TR*IA!".
Comunque nonostante alcune battute infelici il ruolo di Viktor è interessante, malgrado che all’inizio vediamo quest'uomo possessivo, manesco e arrogante, vi è nella pellicola un determinato momento in cui c'è uno scambio di ruoli, che ci fa vedere questo "antagonista" in maniera differente.
La regia nel complesso è pregevole, si nota una particolare attenzione alla fotografia e alle inquadrature, è possibile poi notare molte citazioni nei confronti non solo di Jodorowsky (che fa un cameo), ma anche di David Lynch e come avete visto dal trailer perfino di Martin Scorsese.
Sapete benissimo che io adoro le citazioni e quindi mi fa sempre piacere vedere qualche riferimento ad altre pellicole o altri autori.
Vi sono però nel corso della pellicola alcune scelte di regia forse troppo pretenziose, un po' vanagloriose, che vorrebbero in qualche modo rendere la pellicola più raffinata, per me questo non è un difetto.
La pellicola ha un "retrogusto" teatrale, dal ritmo rilassato quindi ben lontana dall'impronta thriller di cui parlavamo prima, forse più vicina al noir contemporaneo (come per esempio "Velluto Blu").
Un film in cui è possibile vedere un occhio molto tecnico, molto vicino alla regia classica in cui i campi medi abbondano e c'è sopratutto una magnifica ripresa in grandangolo nel finale.
Forse per qualcuno questa "superbia" tecnica potrebbe dare fastidio ma dato che a me piacciono molto il cinema e la regia tecnica, molto attenta all'uso delle inquadrature e dei punti di vista questa pellicola è piaciuta molto.
La colonna sonora regala attimi di tensione, rendendo la pellicola ansiogena nonostante il ritmo non sia veloce, catturando l'attenzione dello spettatore.
Oltre alla componente "thriller" troviamo delle atmosfere oniriche, in cui la regia si lancia in movimenti di macchina audaci e in punti di vista inusuali.
La sceneggiatura presenta una storia semplice, senza intrecci e dall'aria lineare, in cui effettivamente la Psicomagia non ha un ruolo fondamentale se non nella catarsi di Lia, è quindi strano notare come il titolo non sia conforme poi con la storia del film.
Per concludere "Ritual - Una Storia Psico Magica" è una pellicola interessante, che intreccia in maniera particolare il thriller psicologico con la dimensione onirica o fiabesca, in cui realtà e fantasia s’incrociano e si confondono l'una con l'altra.
Sicuramente è una pellicola degna di nota, sopratutto confrontata con l'attuale mercato cinematografico italiano, che merita di essere riscoperta (anche se è recente) e di essere conosciuta.
L'unico difetto che potrei imputare a questo film sono le scene di nudo troppo frequenti.
Da una parte potremmo parlare di nudo artistico e di come i registi abbiamo voluto dare l'idea fisica vera e propria della fragilità di Lia, però molto spesso alcune inquadrature mi sembravano del tutto gratuite e prive di qualsivoglia natura introspettiva/psicologica o significato narrativo.
Nonostante dunque molte scene di nudo, forse troppe nel complesso, la pellicola è assolutamente da vedere e recuperare.
Da quanto ho poi letto in giro "Ritual - Una Storia Psico Magica" dovrebbe partecipare al festival di Cannes e quindi voglio augurare un "catàre la bala d'oro" ai registi di questa pellicola.
Come sempre Ciao Mondo.

2 commenti:

  1. Dai, almeno torniamo ad avere un poco di fiducia nel cinema italiano di genere, non tantssima, ma almeno un pochettino.
    E questa tua citazione della anguane mi ricorda che dovrei scrivere un post su queste creature prima o poi.

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    1. Bisogna sperare nel cinema indipendente ormai quella è la nostra unica e sola ancora di salvezza.
      Sarò felicissimo di leggere il tuo articolo sulle anguane.

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